In queste settimane in cui Maroni parla a sproposito, e chissa’ quanta gente lo ascolta, le parole di Davide e Roberta sono preziose. Sono contenta che il 23 maggio il Corriere della Sera abbia pubblicato in prima pagina la lettera di Davide. Eccone il testo:
“Caro direttore, fa paura uscire la sera, con tutti i rom che circolano impuniti. Ho avuto paura ieri notte, quando in pieno centro a Milano ho visto un ragazzo milanese che aggrediva una studentessa australiana scaraventandola a terra per un rifiuto. Come un rifiuto. Con violenza zingara. Ho avuto paura a intervenire, a farlo desistere, a farlo scappare. Ho avuto paura a chiedere aiuto ad altri tre individui di passaggio quando mi hanno risposto con occhi allucinati: «Sono delle troie, se lo meritano». Ho avuto paura quando il taxista che ho chiamato si è rifiutato di caricare la ragazza nonostante dicessi che era in pericolo. Ho avuto paura quando mi sono reso conto che tra le sei persone passate lì in quel momento io solo, milanese, non ero disposto a divorare quella preda. Milanese tra milanesi però. Come gli altri cinque. I milanesi ammazzano il sabato sera. Romanzo di Scerbanenco. I milanesi si impizzano tutte le sere? Thriller quotidiano.” Davide Romagnoni
Insomma, uno puo’ anche essere d’accordo col “diritto degli italiani a non avere paura” di cui ha parlato Silvio Berlusconi affrontando il problema della sicurezza, ma bisognerebbe stabilire cosa fa paura, e a chi.
A me per esempio fa paura questo governo, chi mi tutela?
Roberta invece ha inserito sul suo blog una citazione di Jean-Pierre Vernant sul rifiuto dell’Altro:
“Finché non c’è possibilità di aggiustare [ l’identico a sé con lo straniero, il diverso, l’altro], una cosa terrifficante si produce: coloro che incarnavano l’attaccamento incondizionato a l’immutabile, che proclamavano la necessaria permanenza dei loro valori tradizionali di fronte a ciò che è diverso da loro, che li mette in discussione, che gli obbliga a portare uno sguardo diverso su se stessi, sono questi, gli identitari, i cittadini convinti della loro superiorità, che scivolano nell’alterità assoluta, nell’orrore e nel mostruoso.”
Jean-Pierre Vernant, Dyonisos à Thèbes in L’univers, les dieux, les hommes. Récits grecs des origines , Seuil, Lonrai 1999, pp.171-191, cit.p.190, trad. di Roberta]
A Robi io ho mandato invece una citazione di Primo Levi, che in ‘Se questo e’ un uomo’ scrive:
“A molti, individui o popoli, puo’ accadere di ritenere, piu’ o meno consapevolmanete, che “ogni straniero e’ nemico”. Per lo piu’ questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager”.